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Minoranze, danze, minori.

È questo il senso di minordanze, un gioco di parole con diversi significati, il leit motiv di questo CD. Quattro in particolare sono le minoranze - intese come comunità etnico-linguistiche - alle quali il CD è dedicato e trae ispirazione: due europee (ebrei e zingari) e due trentine (mòcheni e ladini). Minoranze a prima vista molto lontane, con una netta prevalenza di marcate diversità dovute alla lingua, alla religione, alle vicende che ne hanno segnato profondamente la storia. Ad una riflessione più attenta però, soprattutto attraverso la chiave di lettura della musica popolare, queste diversità si riducono notevolmente fino a far emergere, paradossalmente, significative analogie, legate soprattutto al comune destino di emigrazione ed esilio, nomadismo e diaspore, contaminazioni reciproche.

Denominatore comune rimane il Klezmer, la musica popolare degli ebrei aschkenaziti dell'Europa orientale, che ha saputo tramandare fino ai nostri giorni quella straordinaria contaminazione di stilemi repertoriali propri dei grandi "giacimenti" musicali tradizionali (rumeni, polacchi, russi, ucraini, magiari e balcanici), nonostante le vicissitudini sofferte da questa minoranza per l'ostilità di imperatori, papi e zar, fino all'immensa tragedia della Schoah. Tragedia che ha unito ancora una volta il destino degli ebrei a quello degli zingari (caduti in più di quattrocentomila nella follia sterminatrice nazista); due comunità che nel tempo hanno saputo creare un sodalizio umano-musicale fra i più tenaci e prolifici dell'Europa sud-orientale. Klezmorim e musicisti tzigani sono da sempre accomunati da nomadismo, lotta per la sopravvivenza e contro i pregiudizi del mondo circostante; comune anche l'uso delle stesse scale musicali (derivate dagli antichi modi sinagogali e medio-orientali) nonché la prassi interpretativa "disperatamente gioiosa" secondo la quale "basta cambiare una nota e la felicità diventa disperazione".
Peculiarità musicali notoriamente molto lontane dalla tradizione alpina, segnatamente mòchena e ladina. Tradizione tuttavia non priva di significativi aspetti di vicinanza, quali ad esempio l'elemento linguistico (minoritario e di tradizione orale) a partire dal mòcheno che - come l'yiddish - conserva a tutt'oggi una chiara impronta del tedesco mediovale e arcaico. Altro aspetto non trascurabile rimane la comune appartenenza che legava un tempo queste minoranze ad una stessa area culturale, molto variegata ma per certi aspetti omogenea, individuabile grosso modo nell'impero austro-ungarico. Proprio dall'interno di quest'area emerge ulteriore aspetto - forse il più significativo - rappresentato dall'emigrazione stagionale, regolamentata da Maria Teresa d'Austria con apposito decreto e riservata alle comunità più povere e disagiate.
Mòcheni e ladini sono stati fortemente caratterizzati da questa cultura di mobilità, che li ha portati a condividere alcuni aspetti del "destino" itinerante di zingari ed ebrei. Come è noto, l'emigrazione stagionale di queste due comunità del Trentino orientale si è specializzata nel tempo in particolari attività commerciali ed artigianali: venditori di merceria minuta i Krumern mòcheni, mentre i ladini hanno lavorato soprattutto come interpreti, pittori-decoratori e musicisti ambulanti. Professioni (soprattutto musicisti e venditori ambulanti), fin dall'età medioevale diventate obtorto collo tipiche degli ebrei, in seguito all'interdizione dalle professioni chiave, in molti paesi cristiani e musulmani. La spinta a integrarsi nella cultura del paese ospitante e la necessità di mantenere in vita la propria identità, ha reso possibile quel miracoloso intreccio di contaminazioni che è la musica klezmer, configurando di fatto i klezmorin come una sorta di "ambasciatori culturali", traghettatori e distillatori di stilemi musicali propri di culture altre.
Così è stato - fatte ovviamente le debite proporzioni - anche con i krumern mòcheni: al ritorno dal giro nel "vasto mondo" imperiale, oltre ai magri guadagni portavano a casa anche gli echi delle lunghe serate invernali passate nelle Spinnstube di mezza Europa, con frequenti interscambi di notizie, racconti, canzoni e danze. Danze che hanno saputo tramandare fino ai nostri giorni, a testimonianza dell'inequivocabile rapporto fra emigrazione e vita musicale mòchena. Danze quasi esclusivamente in tonalità maggiore, coerentemente in linea con le peculiarità musicali della tradizioni alpina, a differenza ovviamente di quelle klezmer che privilegiano invece quasi sempre la tonalità minore.
Minordanze appunto.